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lunedì 17 settembre 2012

[diario] Ti aiuto?


Kimeta parla un discreto italiano, si vede che a scuola un po' c'è andata. Ha un viso simpatico e dei bei modi, a osservarla distrattamente sembra una ragazza straniera in vacanza.
Poi le guardi i piedi, gonfi e violacei, assurdi in un corpo ancora giovane e il pancione che spunta da sotto la veste allegra e colorata ti avvisa che sta portando avanti l'ennesima gravidanza.
Il marito non le dà i soldi per la spesa al supermercato e per pagare da mangiare è costretta a caritare le monete dei carrelli della Coop, che qui la fanno restare nel parcheggio senza dirle niente. A Panorama e alla Auchan non ci può più andare, là le guardie hanno l'ordine di allontanare tutti gli strani che danno fastidio ai clienti, e gli uomini, specialmente dopo un paio di birre, il fastidio lo hanno dato davvero.
Quando il pancione è troppo pesante, prende l'ascensore, scende in negozio e si siede dopo le casse, al fresco; poi risale dietro a un carrello pieno, portato da una signora poco più grande di lei, ma che fa sicuramente un'altra vita, con fatiche assai diverse dalle sue.
Ha bisogno di quell'euro e lo chiede con discrezione, ma non abbassa mai gli occhi, la sua prima domanda è sempre: "Ti aiuto?".

mercoledì 12 settembre 2012

[diario] Mamma, lo zingaro!

[giugno 2012]


E’ tardi e sto tornando a casa con tutto il contenuto del bagaglio sulle spalle: uno zaino, due borse, una chitarra e due macchine fotografiche, tutto ammucchiato alla rinfusa.

Attraversando il parcheggio passo davanti ad una famiglia rumena che abita in un palazzo vicino e ha appena parcheggiato sotto casa (beati loro!).

Mentre mi trascino verso casa piegato in due, sento la bambina che chiama allarmata la madre, parlando un ottimo italiano.

<Mamma, mamma, guarda! Là c’è uno zingaro!>

La signora si gira sorpresa, e quando mi riconosce anche un po’ imbarazzata.

<No amore, non è uno zingaro. E’ un signore che abita in quel palazzo laggiù. Non è uno zingaro, stai tranquilla.>

Mi giro con la coda dell’occhio e vedo che la bimba non è molto rassicurata.
Forse neanch’io sarei tranquillo a vedere una figura stracarica di roba che passa nel buio.
Da parte mia, non ho neanche la forza di sorridere per tranquillizzarla. Mi faccio forza e continuo verso casa, sono troppo stanco.